Quanto sei bella Roma, Eterna ..Caput mundi .

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Di María Wedde (Deutschland)

María Wedde
Ben si merita questo nome la splendida e unica Cittá mondiale per eccellenza!
Con tutte le sue Basiliche, chiese, ville,  monumenti   e giardini a non finire..
San Pietro  con le sue imponenti colonne del Bernini, con l´altare barocco
Dello stesso autore ,. La cappella sistina.. Opera di Michelangelo, gli affreschi delle Pareti sono opere di Botticelli, Ghirlandaio, perugino e di  altri. Non dimentichiamo il centro storico, appia antica, l´aurelia , Flaminia ecc. I fori Romani , le Basiliche  I negozi , casa delle vestali , l´arco di Tito,
Il Tempio di Antonio e Faustina, casa delle Vestali. Il tempio di Vesta ecc.
Ogni Anno vengono milioni di Turisti da tutto il mondo  per ammirare
Questi  ruderi  e anche per poter capire un po la Storia e la vita del Popolo Romano.


Descrizione:
01 – Castel  Sant´Angelo: Originariemte fú stato costruito per L´Imperatore Romano Adriano nell´anno 139 dopo Christo.
02 – Ponte Sant´Angelo:  ( Pons Aelius) Ponte Sant´Angelo è un Ponte piú forte
che fú costruito sul fiume Tevere nell `anno134 dopo Christo.
03 – Fontana di Trevi : É stata costruita da Nicolò Salvi nel 1762. È una delle piú
belle fontane dell´architettura barocca.
04 – Il Foro Romano é il piú antico foro, ed é stato fulcro della politica, economia, cultura
e della vita religiosa. È posto in una Valle tra colli: Campidoglio, Palatino e Esquilino.
05 – Piazza di Spagna: ( Scalinata di Trinitá dei Monti )È una delle piú note scale del
mondo, dell´anno 1725 e college Piazza di Spagna con la chiesa Santa Trinitá dei Monti.
06 – Vittorio Emanuele II.  Monumento Nazionale in Onore a Vittorio Emauele II. detto anche Vittoriano. Si trova in Piazza Venezia e venne costruito nel 1911.
Termali di Roma e furono erette dall´Imperatore Caracalla
08 – Colosseum: Nome antico: ( Amphitheatrum Novum ) oppure ( Amphitheatrum Flavium ). Il Colosseo é la piú grande costruzione della Romana antichitá. eretto tra il 72 e l´80 Dopo Christo. furono completate nel  216 dopo Christo.

09 – San Pietro: L´altare del Papa.
Il bronzeo Baldacchino fü eretto sotto la direzione di Lorenzo Bernini nell´anno 1633.
10 – La Pietá : La Pietá di Michelangelo dell ´anno 1500 é una delle Opere piú
Eccezionali e significative dell´ Arte Occidentale dell´Alto Rinascimento.
11 – La Basilica di San Pietro in Vaticano, ditto anche il Duomo, fú eretto tra il 1505 – 1628.
12 – Piazza Navona: È una delle piú caratteristische Piazze della Roma barocca.
Si trova nel distretto Parione. La Fontana del moro (Mohrenbrunnen) é posta nel punto piú merdionale delle altre 3 fontane.Questa fú costruita da Giacomo della Porta
nel 1574-1576 e ci mostra 4 Tritoni ed altre figure.
13 – San Giovanni in Laterano: é la Cattedrale della diocese di Roma e una delle Piú importanti  chiese del pellegrinaggio.
14 – Il Pantheon: É un´antica costruzione Romana, e dal 609 dopo Christo é una Chiesa cattolica. Nell´era dell´Imperatore Adriano nell´´ anno circa 119- 125 dopo
Christo Il Pantheon fú completato.. Questo  vantava di aver posseduto per piú di 1700 anni la cupola piú grande del mondo. Questo é considerate uno dei piú ben conservati dell´antica 


15 – Santa Maria in Trastevere : ( lat: Sancta Mariae  trans Tiberim ) si suppone Chiesa la piú antica chiesa di roma eretta nell´anno 112 dopo Christo forma con L´attuale Piazza il centro del distretto di Trastevere..





Quando penso a Roma mi vengono tante canzoni in mente :

  1. “Fontana di Trevi  che risplendi al sole d´or  la speranza tu infondi a chi crede nell´amor “.
  2. “Quanto sei bella Roma , quanto sei bella Roma a prima sera, er Tevere te serve, er Tevere te serve da cintura, San Pietro er Campidoglio da lettiera, quanto sei bella Roma ecc”.
  3. Roma che  la piú bella, Roma che la piú bella sei der monno, ti canto sto stornello, ti canto sto stornello e te lo manno, tu me parli d´amore io t´arrisponno, Roma che la piú bella, Roma che la piú bella sei der monno.
  4. “Er barcarolo va contro corente e quanno canta l´eco s´arisente s´ é vero fiume che tu dai la pace fiume fatato non me la negá” ecc.
  5. “La romanina cantado vien dal Gianicolo in fiore, ti dá un occhiata passando, ti mette il fuoco nel cuore e tutta Roma s´incanta ed ognuno le canta dicendo cosi: Lasciatela passare la bella Romanina che tutti fá incantare nel mentre che cammina. Ti fá provare la Scossa con gli occhi d´assassina, la bella Romanina lasciatela passar!” E cosi via..

Posidone o Nettuno, dio del mare

Di Grazia Basili
Paestum è un'antica città fondata nel VII secolo a.C. da coloni della Magna Grecia provenienti da Sibari, a 8 Km. dalla foce del fiume Sele. Fu chiamata Poseidonia da Posidone o Nettuno, dio del mare. I coloni ne fecero un importante centro commerciale, artistico, marinaro e la abbellirono con templi splendidi e maestosi, che possiamo ammirare in tutta la loro imponente bellezza ancor oggi: il Tempio di Nettuno del 550 a.C., la Basilica ovvero il Tempio di Era del 530 a.C. e il Tempio di Cerere del 500 a.C. Nel 400 a.C. Poseidonia fu conquistata dai Lucani che la ribattezzarono Paistom.
Nel 273 fu occupata e ridotta a colonia dai Romani e prese il nome di Paestum; godette di grande prosperità economica, conobbe la gloria e la bellezza dell'arte e lo splendore delle feste romane, come è ampiamente documentato dai reperti archeologici oggi in nostro possesso.

Alcuni secoli dopo verso il 500 d.C. scoppiò un' epidemia di malaria dovuta  all'impaludamento delle acque del Sele per il bradisismo del litorale. La popolazione decimata abbandonò Paestum e si ritirò sulle alture circostanti. All' inizio del Medioevo la città rimase completamente deserta e sull' impianto urbanístico si formò la boscaglia, che soffocò case e templi nascondendoli ad occhio umano.


I monumenti più importanti del sito archeologico sono gli imponenti Templi dorici: 
il Tempio Per secoli Paestum scomparve; fu riscoperta nella seconda metà del 1700  all'epoca di Carlo VIII di Borbone, in occasione dell'apertura della strada Tirrena Inferiore.Gli scavi ebbero un andamento sistematico solo nel 1900 e riportarono  alla luce l'unica città del Mondo Antico, di cui si ha l' intera cinta muraria di circa  5 Km., a forma di pentagono, che è tagliata in quattro parti da due strade, che si incontrano perpendicolarmente: il cardo, che unisce Porta Aurea a Nord con Porta Giustizia a Sud e il decumano, che uniscePorta Marina a Ovest con Porta Sirena a Est.










Il sito archeologico, un vero e proprio museo a cielo aperto, vanta anche l'impianto di molte case e ville private, l' Anfiteatro e l' Edificio Termale. Nella necropoli di Paestum è stata scoperta una tomba con le pareti decorate di lastre di pietra dipinte: è la celebre Tomba del Tuffatore, un capolavoro dell'arte greca del V secolo a.C. conservata nel Museo Nazionale, che si trova all'interno del sito archeologico, e vanta materiale vario.rinvenuto durante i lavori di scavo, quali anfore,vasi di bronzo ,capitelli, busti in terracotta e statuette.


Ho visitato il sito archeologico di Paestum nel mese di Settembre del corrente anno e sono rimasta stupefatta alla vista dei Templi ,in particolare del Tempio di Nettuno, che all'interno conserva intatta la struttura tipica dei templi greci.

El gobierno se enroca a la dama y se protege con peones amordazados.

Qué los votantes de los políticos tienen la mayor parte de culpa del mal que nos aqueja es incuestionable. Indisolublemente todos éramos conocedores del aminoramiento de se viene padeciendo tanto en el bien estar individual como en la economía en general. Salvo la regla que confirma “su” excepción, o sea, la raza política y sus “jefes” o mandatarios.

Siendo conocedor de la polémica que va a general este ejemplo, pero he de decir que siempre he cuestionado la necesidad o conveniencia de tener muchísimas normas que lo regulen todo, sobre la necesidad de cumplir estrictamente la normativa hasta sus últimas consecuencias  y si debe existir un cierto “margen de maniobra” en el cumplimiento de las mismas. ¿Hasta dónde regular? Son dudas existenciales que tras largos años como aplicador del derecho, no alcanzo a aclarar. Y, ¿realmente hay que cumplir todo? Recordemos el viejo dilema filosófico: Las leyes nazis obligaban a denunciar a los judíos y todo el mundo sabía que el destino de un judío era el campo de concentración y su posterior exterminio. El buen alemán ¿qué debía hacer? La ley imponía la denuncia, pero sabía que ésta, injusta, suponía la muerte del denunciado. Así que a veces no está tan claro si se debe aplicar la literalidad de las ordenanzas.

¿Qué pasaría si cada ciudadano estafado por las preferentes, después de exigir “su dinero” al estafador y este, evidentemente, no se lo diese, le diese un pescozón y un hasta la próxima? No pasaría nada del otro mundo, ya que se supone que los administradores de justicia habrían tomado la medida cautelar, ante el desconcierto y la alarma social de privar de libertad a los estafadores individualmente y aislados. Tengo la TOTAL y plena seguridad de que sin necesidad de cámaras de gas y más pronto que tarde se recuperaría más del 80% del capital estafado.  El mismo modus operandi habría que hacer con los golfos, asesores y gente de mal vivir que gestionaban las cajas.

No todos son gilipollas en el gobierno y ante la más que posible adopción por parte de la ciudadanía de la anterior medida, se están ACORAZANDO. Lo que en la actual ley son faltas, pasarán a ser delitos. Manifestarse sin autorización –viendo el anteproyecto nunca serán autorizadas las manifestaciones de disconformidad- o los escraches pasaran a ser infracciones  graves o muy graves con la correspondientes sanciones que establece el también reformado código penal de Gallardón, con lo que supondría la posible privación de libertad. Con todo ello, desde el ministerio se pretende amordazar a los ciudadanos, silenciando las protestas y empujarnos al conformismo y la docilidad. Por ejemplo, mostrar tu apoyo de disconformidad a un desahuciado conllevará una sanción de 30.000 euros. Llamar “golfo” a un político en público………directamente a la cárcel. No estar de acuerdo con las, a veces, injustas sanciones de tráfico, se considera delito quedando a libre criterio del agente el grado de aplicación de la sanción.


¿Sabe el Gobierno que los agentes de seguridad en España (Guardia civil, policía nacional, policía local y otros…) superan en un 280% en índices delictivos al de la ciudadanía. En el 82% de los casos de narcotráfico hay uno o más agentes del orden implicados.

Ni se puede poner la zorra a guardar gallinas, ni las leyes nazis eran justas, ni el gobierno debe proteger a los estafadores y, por descontado, los políticos se pueden acorazar con unas medidas tan tiranas e inconstitucionales.

 El nuevo Código Penal que impulsa el Gobierno prohibirá que los políticos implicados en juicios orales por corrupción figuren en las listas electorales, según ha anunciado este martes el ministro de Justicia, Alberto Ruiz-Gallardón.


La nueva Ley Gallardón/PP dice: “Los imputados por corrupción cuyos juicios no hayan empezado sí podrán formar parte de las listas electorales. De esta manera, el extesorero del Partido Popular, Luis Bárcenas, Blesa, Rato, la tremebunda lista de sindicalistas, socialistas y comunistas, perfectamente, podrían formar parte de otro corrupto pacto de gobierno.  ¡Manda huevos¡

¿Por qué nos hemos endeudado tanto?

De toda la vida se ha dicho que la única misión de la gran mayoría de los economistas es hacer más rico al rico y unos –muy pocos-  para hacer menos pobre al pobre.  La deuda española jamás se pagará, aquí pocos o ninguno duda del fin. La semana pasada hubo una reunión entre PP, PSOE y empresarios para mediante artilugios electorales  “bloquear” el sistema  electoral. A cambio, el bipartido se compromete a aprobar el despido libre y libertad salarial. En ambos casos serán los empresarios quienes hagan de portavoces del consensuado gobierno –Su lema será que para salir de la crisis hay que ser competitivos como China, India, Brasil etc- donde despidos y salarios son libres.- Por otra parte a la pregunta de que en dichos países el nivel de pobreza y miseria es galopante, razonarán que en España hay controles de índices para que nunca se llegue a dichos extremos.
¿Cómo y por qué hemos llegado estos extremos?
La principal razón de la crisis económica y financiera que desde hace ya seis años nos azota ha sido el excesivo volumen de deuda en manos de familias y empresas, hecho que ha lastrado dos de los pilares básicos del crecimiento de cualquier economía desarrollada: el consumo y la inversión.

Este análisis constituye un buen punto de partida puesto que, en 2008, año que se suele tomar como base para explicar el inicio de la crisis, el volumen de deuda en manos de hogares y empresas era del 171% del PIB español, es decir, bastante más de un billón  y medio de euros. Un volumen insostenible que nos hacía totalmente vulnerable ante cualquier acontecimiento económico adverso que precipitó el inicio de una crisis  y que seis años después, sigue azotando con fuerza. Pero, ¿cuáles han sido las razones que explican este aumento del endeudamiento?

Nuestra entrada en el Euro, ¿causa de este endeudamiento?

En la actualidad, existe mucho escepticismo sobre si la adopción del Euro como moneda única ha sido más beneficiosa o más perjudicial. Sin embargo, si nos remontamos a 2002, año en el que nuestro país comenzó a utilizar el Euro como moneda única, los ciudadanos veían este cambio como un modo de acercar nuestro país a la modernidad europea.

De hecho, así fue, al menos desde el punto de vista financiero. La adopción del Euro como moneda única provocó que el diferencial de tipos de interés de nuestro país con respecto al resto de países se redujera sensiblemente y que se llevasen a cabo numerosas inversiones en los países del sur de Europa, en especial Italia, Portugal, Grecia y España.

Pero, ¿por qué se produjo este descenso en el diferencial en los tipos de interés? Imaginemos que acudimos al banco a solicitar un préstamo hipotecario a cuarenta años pero no disponemos de un contrato indefinido con el que respaldar nuestra solvencia económica. Lo más probable es que, o bien el banco no nos conceda el préstamo o bien que nos lo conceda con unas condiciones muy gravosas, con un tipo de interés muy elevado.

Ahora bien, si vamos a solicitar ese mismo préstamo con Bill Gates como avalista, lo más probable es que el banco no solo nos conceda el préstamo hipotecario sino que nos facilite varios créditos para pagar el coche, el mobiliario y hasta unas vacaciones, puesto que sabe que, en caso de que nosotros no podamos pagar, tendremos todo un multimillonario que responderá por nosotros.

Esto es precisamente lo que ocurrió con los países del sur de Europa. El mensaje percibido por los mercados financieros fue que todos los países que formaban parte del Euro iban en el mismo barco y que los países fuertes, como Alemania y Francia, harían todo lo posible para que el Euro no fracasase.

De esta manera, la solvencia de los países del sur de Europa aumentó de forma automática, reduciendo los diferenciales en sus tipos de interés, tal y como muestra el siguiente gráfico:



¿Por qué fracasó el proyecto del Euro?

La llegada de todo este dinero barato provocó una fiebre de inversiones en los países del sur de Europa, con independencia de que tales proyectos de inversión fuesen viables o no o de que tuviesen la capacidad real de producir retornos suficientes como para devolver los préstamos contraídos. Era la época en la que todo valía, y cualquier inversión, por descabellada que fuese, tenía cabida en forma de préstamo.

De hecho, en España, toda esta liquidez fue a parar a un sector muy concreto: el inmobiliario. Las entidades financieras comenzaron a conceder préstamos hipotecarios a personas y empresas de dudosa solvencia o con modelos de negocio que no eran capaces de generar retornos suficientes. Daba igual. 

Pero no se vayan, todavía hay más. Todas estas inversiones fueron posibles con dinero proveniente del exterior, en especial de los países del centro de Europa, como Alemania o Francia. El ahorro interno era insuficiente para financiar la locura inmobiliaria, lo que provocó un desequilibrio enorme en la balanza comercial de los países del sur de Europa al tiempo que propició un enorme superávit exterior en países como Alemania. Países como España debían mucho dinero en concepto de préstamos al exterior, lo que nos hacía vulnerables ante cualquier evento inesperado.

Evento que, con el transcurso de los años, acabó llegando. La orgía de compra de viviendas provocó un crecimiento sin control en el precio de los inmuebles. Seguía dando igual; mientras las entidades financieras siguiesen concediendo créditos, no se pararía la fiesta. Llegó un momento, en el año 2008, que los niveles de deuda eran tan insostenibles que la sombra de la insolvencia comenzó a planear sobre España. Se cortó el grifo del crédito con el consecuente estallido de la crisis.

Lo que en primera instancia parecía un proyecto ilusionante acabó convirtiéndose en la peor de las pesadillas. La propia concepción de la moneda única fue el desencadenante de los desequilibrios exteriores tan desproporcionados que seguimos sufriendo los países de la zona Euro.

¿Qué pinta el BCE en la crisis de la deuda?

Si hay algún actor principal en esta película, ese es el Banco Central Europeo. Una institución cuyo objetivo es establecer un aumento en el nivel general de precios en torno al 2% que veía como el precio de los inmuebles se les iba de las manos. Muy al contrario, siguió inyectando liquidez a la economía real para que la fiesta no parase.

Además, su papel como prestamista de última instancia provocó que la gestión de las entidades financieras, en especial las Cajas de Ahorro, no fuese todo lo profesional que cabría esperar de unas entidades tan importantes para la economía nacional. Esto se explica por el llamado riesgo moral.


En definitiva: Viendo el gráfico, podemos pensar que el Euro ha causado muchos más problemas que beneficios. Sin embargo, os propongo que tapéis con una mano el período que transcurre desde 2008 hasta 2012. Nadie diría, en este caso, que el Euro ha sido malo, sino todo lo contrario. Todo se debe a una cuestión de confianza: cuando los flujos financieros dejaron de creer en la solvencia de nuestro país, estalló la crisis del euro: una de las mayores crisis económicas desde el Crack de 1929.

Pensándolo bien, el verdugo está en casa.

JORGE ZEPEDA PATTERSON. Premio Planeta 2014

Las recientes masacres de Tlatlaya e Iguala han sido perpetradas por autoridades


JORGE ZEPEDA PATTERSON
  (Premio Planeta 2014)
Espanta el nivel de deshumanización que requieren ocho soldados para asesinar a sangre fría a una veintena de jóvenes en Tlatlaya, y para que policías municipales capturen, maten y calcinen a 43 estudiantes en Iguala (hasta ahora se han encontrado 28 cadáveres en espera de ser identificados, pero ya hay una confesión 
             de por medio).
El horror dantesco que provocan estas recientes masacres en el Estado de México y en Guerrero tienen en común que han sido perpetradas por autoridades. En ninguno de los dos casos estamos hablando de una represión sangrienta provocada al calor de una manifestación que se sale de control. No son policías agredidos que a una bomba molotov o una roca responden con una bala. Se trata de ejecuciones sumarias contra víctimas desarmadas y sometidas.
¿Por qué un ser humano se vuelve en contra de su vecino y es capaz de tal atrocidad?
Los resortes de crueldad y bestialidad que entrañan matanzas de esta naturaleza hacen pensar, toda proporción guardada, en el salvajismo de las ejecuciones serbias en Kosovo, de tutsis y hutus en Ruanda o en las cámaras de gases nazis en los campos de concentración. No en la escala obviamente; los casos citados involucran a miles de víctimas y constituyen genocidios en toda la línea. Pero sí en las pulsiones emocionales y psicológicas por las que pasa un verdugo para prestarse a una ejecución multitudinaria.
Peor aún, en Ruanda, en la Alemania nazi o en la guerra en los Balcanes había un componente de odio étnico que de alguna manera llevaba al ejecutor genocida a justificar su salvajismo: se trata de un acto de identidad con los suyos y en contra de los otros, de aquellos que pertenecen a una raza distinta, despreciable y amenazante.
La deshumanización es el residuo tóxico de la guerra sucia conducida por el Estado
En las matanzas de Tlatlaya e Iguala de las últimas semanas, en cambio, no tenemos la posibilidad de echar mano de pretextos étnicos para intentar explicar lo inexplicable: ¿por qué un ser humano se vuelve en contra de su vecino y es capaz de tal atrocidad? Los policías de Iguala asesinaron a muchachos de la región que podían ser sus hijos o los de sus amigos. Los soldados que fusilaron a pobladores de Tlatlaya pertenecen, igual que sus víctimas, a la carne de cañón de la guerra en contra del narco. Los fusilados eran moradores locales atrapados en los negocios de los cárteles de la droga, dedicados al trasiego de poca monta y a desempeñarse como mano de obra en los laboratorios clandestinos.
La deshumanización que hay detrás de estos actos es, a mi juicio, el residuo tóxico de la guerra sucia y clandestina conducida por el Estado mexicano en los últimos ocho años. En el camino terminó pervirtiendo a sus propias fuerzas de seguridad. El gobierno de Felipe Calderón (2006-2012) y ahora el de Peña Nieto decidieron emprender una batalla implacable en contra del crimen organizado, al margen de la legalidad. Cien mil muertos sin que existan los procesos judiciales correspondientes dan cuenta de un enfoque más cercano al exterminio que a la aplicación del derecho y la justicia.
Una y otra vez el gobierno anterior permitió todo tipo de excesos y violaciones a Genaro García Luna, su zar antidrogas. El fin justificaba cualquier medio: los narcos no tenían estatuto de combatientes de un ejército rival ni eran delincuentes civiles; simplemente constituían una escoria que debía ser eliminada. Los cuerpos policiacos y castrenses asumieron que en esta guerra no había límite y todo les estaba permitido. A razón de 50 ejecuciones por día, jornada tras jornada, los integrantes de la ley pronto entendieron que nunca habría un fiscal detrás de ellos para examinar o castigar sus excesos.
La crueldad y la violencia de la batalla hicieron el resto. Los códigos de la mafia terminaron por dominar a todos los bandos: a un dedo roto se responde con la mutilación de un brazo; una ejecución desencadena media docena de degollados; la muerte de un cuadro apreciado se castiga con el asesinato de la familia del rival.
La policía de Iguala obedeció órdenes de autoridades que están en la nómina de los narcos
Nuestras fuerzas de seguridad han conducido durante demasiado tiempo una lucha salvaje y sin códigos en contra de la población civil. No es posible tener una policía pulcra de día y una policía salvaje de noche; el Sr. Hyde termina por devorar al Dr. Jekyll. En el camino han dejado de ser hombres de la ley para convertirse en combatientes de una guerra absurda y en ocasiones sin bandos definidos. La policía de Iguala obedeció órdenes de autoridades que están en la nómina de los narcos. Y no es la corrupción la que sorprende, sino la disposición de los policías para cometer un acto que a sus ojos dejó de ser abominable.

Algo tenemos que hacer diferente. Cambiar leyes sobre las drogas, sin duda. Y más importante, someter al escrutinio de la ley a aquellos que en teoría están allí para aplicarla. De no ser así, la autoridad se convierte en un peligro para los ciudadanos.

Jorge Zepeda ganador del premio Planeta 2014 por su novela, Milena o el fémur más bello del mundo


El periodista y escritor mexicano, Jorge Zepeda ha sido el ganador del premio Planeta 2014, dotado con 600.000 euros,  con una novela que sigue los patrones del género nórdico: Milena o el fémur más bello del mundo, en la que no faltan el mundo de la prostitución y las bandas mafiosas ucranianas, con Marbella y México como escenarios de la trama.


Jorge Zepeda es, además, un autor de la casa. En España Destino publicó su debut en la novela, Los corruptores, donde el blanqueo de dinero, las comisiones por obras públicas, el control de la prensa crítica y el tráfico de influencias se suman a la impunidad del delincuente de cuello blanco y la complicidad institucional. Nacido en Mazatlán, una localidad de Sinaloa, en 1952, es colaborador del diario El Universal y de la revista digital sinembargo.mx. Economista, sociólogo y columnista político, fundó la revista Día Siete, en Guadalajara, fundó y dirigió los diarios Siglo 21 (1991-1997) y Público (1997-1999). Obtuvo el premio periodístico María Moors Cabot en
1999, otorgado por la Graduate School of Journalism de la Universidad de Columbia. Fue subdirector editorial de El Universal en 2000, y director editorial de noviembre de 2008 a diciembre de 2010. Entre sus libros, ha publicado Los Suspirantes. Los candidatos de carne y hueso (2005), El Presidente, (2006), Los Amos de México, (2007), El Presidente Electo, Instructivo para sobrevivir a Calderón y su gobierno, (2007) y coordinador de Los Intocables (2008). Todos ellos en Planeta-México. El galardón está dotado con 601.000 euros para la obra ganadora y 150.250 para la finalista.


La periodista y escritora Pilar Eyre ha quedado finalista en el premio Planeta por su libro Mi color favorito es verte. El primer premio ha recaído este año en el mexicano Jorge Zepeda Patterson. 

El XLIII Premio Planeta, dotado con 601.000 euros para la obra ganadora y 150.250 para la finalista, elegidas entre las 453 presentadas al concurso, ha recibido este año una mayor proporción de novelas policíacas, mientras que ha bajado el volumen de novela histórica. Según explicó el miembro del jurado Juan Eslava Galán en rueda de prensa para explicar las diez finalistas preseleccionadas, ha argumentado que esto se debe "sin duda, a que se escribe lo que se lee, y las modas literarias van y vienen".

El fallo se ha dado a conocer durante una cena en el Palau de Congressos de Catalunya a la que asisten la ministra Ana Pastor; el presidente de la Generalitat, Artur Mas; el secretario de Estado de Cultura, Juan Manuel Lassalle, y el secretario general del PSOE, Pedro Sánchez. El jurado formado por Alberto Blecua, Juan Eslava Galán, Pere Gimferrer, Carmen Posadas, Rosa Regás, Emil Rosales, y Fernando Delgado, quien se ha incorporado este año en sustitución de Ángeles Caso y al que el presidente del Grupo Planeta, José Manuel Lara, ha dado la bienvenida.

Respecto a las diez obras finalistas, Eslava afirmó que la costumbrista Un hombre indeciso, del autor con seudónimo Lares, está protagonizada por una mujer que deja plantado a su marido para irse a una ONG a Etiopía, de donde regresará embarazada: "Habla de las personas que han pasado la cincuentena y les viene retroactiva la crisis de los 40". Los crímenes del cromosoma XY, del autor con seudónimo Eduardo Nevado, es una obra de estilo anglosajón que habla sobre mafias ucranianas establecidas en Marbella: "Los independentistas y los prorrusos se enfrentan, lo que está sucediendo en Ucrania lo trasladamos a Marbella". La historia Alas retráctiles, de Alfonso Pereyra, trata sobre un exitoso arquitecto que padece alucinaciones tras divorciarse, mientras que la obra Se llamaba Sébastien, del seudónimo Coral Teide, es una "intriga detectivesca", que llega con una historia de amor otoñal por parte de una mujer de mediana edad superviviente de la gauche divine barcelonesa que se enamora de un francés.

El 44 de la calle Armonía, de Jesús Miguel Martínez, habla sobre una comunidad de vecinos que se sirven de un crimen para "enrevesarlo todo" y chantajear al propietario del inmueble, que pretende vender la finca a una cadena hotelera. La road movie El viaje, de Miguel Siso-Fernández, es la historia de un hombre apocado casado con la exmujer de un policía corrupto, una pareja que quiere comprar un bebé y "ahí se complica la cosa".


La novela policíaca La ciudad de las tormentas, de Jesús Miguel Martínez, está ambientada en la Venezuela actual, donde un periodista un tanto naíf decide explorar los bajos fondos de Caracas, con "aventuras que le sobrevienen"; a la vez que Donde brotan las violetas, de Daniel de Jorge, es una novela costumbrista y romántica en la que una anciana va desgranando sus recuerdos a su cuidadora. Comiendo sonrisas, de Tadea Lizarbe Horcada, es una novela híbrida con tanta intriga como frescura, donde una joven soltera con problemas de autoestima indaga sobre su madre; y La vida no regalada, de Luis Cabrera Sánchez, es una saga familiar costumbrista que empieza en la Guerra Civil por parte de una familia de Jaén que acaba en la Barcelona del tardofranquismo.