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sábado, 1 de octubre de 2016

Referendum, Renzi manda tutti i ministri in tv: “Non avete ancora visto niente”


Entro ottobre le modifiche alla legge elettorale: “Via gli alibi”
ANSA
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi al termine del suo intervento ad un incontro sul referendum al Teatro Rossini di Pesaro

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Galvanizzato dal boom di telespettatori durante il match con Gustavo Zagrebelsky, persuaso di aver vinto, Matteo Renzi programma un’offensiva in grande stile. «La campagna deve ancora iniziare, non avete visto niente», ha confidato a un amico del Pd che lo ha seguito ieri a Pesaro.  

E sono proprio i duelli televisivi l’arma su cui il premier conta di più. Per questo sta personalmente convincendo tutti i big del Sì, a partire da Giorgio Napolitano, ad accettare di sedersi faccia a faccia con gli esponenti del No. E certamente si aspetta che a farlo siano i suoi ministri. Ai quali l’ordine è già arrivato nei giorni scorsi: «Tutti, tutti fuori, nessuno escluso». I generali in prima linea, insieme ai fanti. Ha già testato Gian Luca Galletti, è stato mandato in tv Carlo Calenda, è stato chiesto un impegno anche ad Angelino Alfano, allo stesso Pier Carlo Padoan, a Graziano Delrio, oltre ovviamente alla ministra Boschi. Una mobilitazione generale che tocca anche la vecchia guardia, personalità come Pierferdinando Casini e Luciano Violante, mentre continua il corteggiamento a sinistra verso Giuliano Pisapia e sul fronte destro si è stabilito un fronte comune con il gruppo di Marcello Pera e Giuliano Urbani, con professori e costituzionalisti di area popolare come Giovanni Guzzetta e Lorenzo Ornaghi.  

Se questa è la rete delle alleanze e la massa d’urto da schierare in battaglia, la prima mossa da cui partire, quella senza la quale tutto il resto rischia di essere inutile, è eliminare il problema della legge elettorale. «Dobbiamo togliere ogni alibi dal tavolo e concentrarci solo sul referendum», dice Renzi. Per questo il segretario del Pd ha deciso che entro ottobre, dunque prima del voto, verrà fuori nero su bianco la proposta di modifica della legge elettorale. Su quali binari correrà non è ancora stabilito nei dettagli, ma dopo aver molto resistito sembra che Renzi si sia convinto a sacrificare il ballottaggio per aprire a Berlusconi. Perché quelli della minoranza interna, i bersaniani, il segretario li dà per persi. Indisponibili, pregiudizialmente, a qualsiasi apertura dovesse arrivare: «Tanto a loro il presepe non piacerà mai». L’idea è quella di offrire alla discussione un ventaglio di proposte, proprio come fece quando si trattò due anni fa di cambiare il Porcellum e dal Nazareno partì un menù con 3 piatti: Mattarellum corretto, sistema spagnolo e il modello delle comunali.  

A dispetto dei mea culpa sulla personalizzazione, sull’eccesso di aspettative che ha creato mettendo la fine della sua carriera politica come posta sul tavolo, Renzi non ha invece alcuna intenzione di fare un passo indietro nella campagna. Tutto il contrario. Certo, i bersagli saranno scelti con cura, come con Smuraglia, Travaglio e Zagrebelsky. Perché l’obiettivo è convincere l’elettorato moderato ancora indeciso, non far cambiare idea ha chi è già per il No. Dunque scontrarsi con gli avversari storici del “Caimano” è utile per veicolare un messaggio preciso, per parlare all’elettore di Forza Italia seduto sul divano: occhio che i tuoi nemici adesso sono anche i miei, ti puoi fidare. Parte di questa Opa sul voto moderato è anche l’enfasi sul rischio che, votando No, non si favorisca il centrodestra, quanto piuttosto si contribuisca a gonfiare il vento in poppa ai grillini. 

Ma se Berlusconi, per ora defilato, nonostante tutto decidesse di scendere personalmente in campo a favore del No, Renzi ha in serbo anche per lui una sorpresa: lancerà in pubblico all’ex Cavaliere un guanto di sfida. Chiamandolo in tv per un faccia a faccia. Per la gioia del conduttore che si aggiudicherà l’evento. La stessa attenzione riservata agli elettori moderati sarà posta nei confronti dei più arrabbiati con la “casta”, anche se votanti per la Lega o i Cinquestelle. Da qui il taglio “populista” di certi slogan del Sì che promettono una mannaia sui costi della politica. Infine il partito. Finora è rimasto in ombra, Renzi ha puntato sui comitati per il Sì. Ma è in agenda una grande manifestazione con le bandiere del Pd in piazza del popolo a Roma per il 29 ottobre. Per gridare contro l’Europa dell’austerità. Tutte le mosse sono state pianificate. «La campagna deve ancora iniziare, fidatevi».
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