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sábado, 1 de octubre de 2016

Esselunga, l’impero diviso di Caprotti


Domani il funerale. Attesa per il testamento, gli eredi
pagheranno solo il 9% di tasse. Rischio di una nuova 
battaglia giudiziaria. Ai figli di primo letto il 33% del
gruppo
ANSA
Bernardo Caprotti con la moglie Giuliana e la figlia Marina

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L’addio a Bernardo Caprotti, coi funerali in forma strettamente privata, si terrà domani. Quindi si aprirà la difficile pagina della successione. L’impero di Caprotti, a cominciare dall’Esselunga controllata dalla holding Supermakets Italiani, vale 6 miliardi mal contati, come è emerso nei giorni scorsi, quando si è manifestato l’interessamento di due fondi internazionali, Cvc e Blackstone. Ma ora che il patron non c’è più, la possibile vendita dovrà attendere che l’impero venga suddiviso tra le diverse componenti della famiglia.  


Da un lato, ci sono l’ultima moglie, Giuliana Albera, e sua figlia, Marina Sylvia. Dall’altro i due figli di primo letto, avuti con Giorgina Venosta, ossia Giuseppe e Violetta. Le quote della legittima sono certe. Alla moglie andrà per lo meno il 25%, i figli si suddivideranno il 50% dell’eredità. In pratica a Giuseppe e a Violetta andrà il 16,66%, lo stesso a Marina. Che, insieme con la madre, avrà in partenza il 41,66%. Resta da capire a chi andrà la parte disponibile del 25%, oggetto del testamento che Caprotti ha depositato presso il notaio di fiducia, Carlo Marchetti. L’apertura del documento avverrà nei prossimi giorni, ma è assai difficile che le quote possano finire ai figli di primo letto che avevano ingaggiato con il padre un lungo contenzioso dopo che quest’ultimo aveva azzerato le decisioni prese nel 1996. Al tempo, con due scritture private, aveva intestato fiduciariamente al primogenito Giuseppe il 36% e alle due sorelle il 32% ciascuna. La successione è sempre stata comprensibilmente una delle ossessioni di Patron Caprotti. Ancora nel 2010, al «giro di boa degli 85 anni», dopo «un’estate tormentata» scriveva ai figli che «le cose predisposte nel ’96» sono «rimaste sempre valide». E poneva l’accento sugli immobili scorporati ne La Villata, che hanno un valore non distante dai 2 miliardi. «Qualsiasi sia il destino dell’impresa operativa - scriveva -, l’immobiliare sarà la cassaforte di famiglia per almeno un paio di generazioni. La tranquillità, la sicurezza».  


Poi tutto cambia improvvisamente. Un anno dopo con un blitz, a insaputa dei figli, Caprotti dà istruzioni alla Unione Fiduciaria «affinché vengano estinti e rimossi i mandati fiduciari» dati ai figli. Tutto torna nelle sue mani. È qui che scatta la saga giudiziaria della famiglia. Bernardo, però, nei diversi giudizi ha sempre avuto la meglio sui figli: manca solo un ultimo passaggio in Cassazione. Ma difficilmente il 25% disponibile finirà ai figli di primo letto. Andrà tutto alla moglie e a Marina? Nessuno può dirlo, fino all’apertura del testamento. Di certo i Caprotti potranno ringraziare Berlusconi: grazie a una sua legge le tasse di successione si limiteranno al 9%. Uno scherzo rispetto all’80% che Caprotti calcolava tra «successione» e «capital gain» nel ’96. E non è detto che, una volta aperto il testamento, non si apra una nuova battaglia giudiziaria. Con la quota legittima, Giuseppe e Violetta, insieme avranno il 33% e potrebbero avere un diritto di veto sulle decisioni cruciali. I potenziali compratori di Esselunga dovranno avere tanta pazienza.  
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