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domingo, 11 de septiembre de 2016

Renzi apre sull’Italicum: “Disponibili a modifiche”. L’affondo contro D’Alema: non ci ruberà il futuro


Contro Salvini: «Toglietevi le maglie di polizia». E sul M5S: se le danno di santa ragione
ANSA
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante il suo intervento alla chiusura della Festa dell’Unità a Catania, 



2016
Conferma la «disponibilità totale» a parlare di modifiche alla legge elettorale. «Fate le vostre proposte, faremo la nostra». Ma nel chiudere la Festa nazionale dell’Unità, Matteo Renzi riserva parole di fuoco alla sinistra Pd e «all’esperto di passato» Massimo D’Alema. E a chi minaccia di votare no al referendum costituzionale se l’Italicum non cambierà, dice: «Alcuni leader del passato vorrebbero fregarci il futuro con risse interne quotidiane. Ma non ci faremo trascinare nella guerra del fango delle correnti», sillaba il premier. Ma i suoi toni fanno insorgere la minoranza. «Ad oggi voto No», dice Roberto Speranza, `delfino´ di Bersani. E Gianni Cuperlo avverte che la rottura è un «rischio concreto»

Gli attacchi a Lega e M5S  
Renzi spiega di aver scelto di organizzare per la prima volta al Sud la festa nazionale dell’Unità per abbattere «sterili luoghi comuni» e valorizzare la «straordinaria forza inespressa» del Meridione. Cita gli illustri siciliani Archimede, Bartolo, La Pira e il «punto di riferimento per autorevolezza» Sergio Mattarella. La platea, che complice anche la pioggia si riempie solo alla fine, esplode in applausi nei passaggi sferzanti per gli avversari. «Tenetevi le vostre camicie verdi e lasciate le magliette della polizia, a cui avevate bloccato i contratti, a chi è degno di portarle», dice a Matteo Salvini«Il M5s è diventato il Partito 5 stelle. Si sono chiusi nelle loro stanze e se le stanno dando di santa ragione», dice ai grillini. Ma al Pd - in platea, accanto al marito Dario Franceschini, c’è Michela De Biase, capogruppo in Comune - chiede di «non attaccare Virginia Raggi, per rispetto degli elettori». 
  

La rottura con D’Alema  
Ci tiene, il premier, a ricordare che la riforma è «iscritta nella storia del Pd», dal Pci al Pds. E lo rinfaccia a Massimo D’Alema, citando (con tanto di imitazione) un passaggio di un libro del ’95 in cui l’ex premier difendeva il superamento del bicameralismo perfetto. Con D’Alema la frattura è insanabile («Ha detto che la segreteria del Pd vieta di leggere libri. Ma io il suo l’ho letto e lo consiglio perché in realtà è scritto da Velardi e Cuperlo, D’Alema ci ha messo solo la firma»). Ma con il resto della minoranza il leader Dem rivendica di essere stato aperto all’ascolto: «Mi hanno chiesto di non personalizzare? Ho smesso. E ho detto che la legislatura ha una vita a sé, che non parliamo più del governo» e di quel che avverrebbe in caso di vittoria del No. Anche sulla legge elettorale «abbiamo detto che siamo pronti a discuterne. C’è bisogno però che gli altri facciano proposte, noi facciamo le nostre», dice. 

“Stop al fango delle correnti”  
Ma poi avverte che minacciare il “no” fa solo male al Pd: «A chi vuole trasformare il referendum nel congresso, diciamo: se hanno i voti vincano il congresso. Li aspetto. Noi non ci faremo trascinare nella guerra del fango al nostro interno (e neanche al nostro esterno) da chi dimentica che fuori di qui non ci sono le magnifiche sorti progressive, ma destra e populismi».  

La minoranza non approva  
In platea, a rappresentare la minoranza Dem, ci sono Roberto Speranza e Nico Stumpo. E la reazione è immediata: non c’è, afferma l’ex capogruppo, l’apertura «concreta» auspicata sulle modifiche all’Italicum. Speranza è pronto a ricredersi, ma «allo stato delle cose il mio voto al referendum è no». Gli fa eco Miguel Gotor: «Farò campagna per il No». E Gianni Cuperlo, che ha cercato di tenere un profilo da mediatore, avverte il premier: «Non c’è volontà di ascolto reale. E non è ciò che oggi ci serve di fronte ai rischi concreti di una rottura». 

Scontri, due fermi  
Due persone sono state bloccate dalla polizia dopo gli scontri avvenuti davanti la Villa Bellini di Catania dove aveva finito di parlare il premier Matteo Renzi. Sono due giovani, vestiti di nero, che sono stati portati via su auto della Polizia di Stato. Il corteo intanto non si è ancora sciolto e forze dell’ordine e manifestanti continuano a fronteggiarsi in via Umberto, vicino la Villa Bellini. Diverse centinaia di persone non escono dal giardino pubblico dove si è conclusa la Festa dell’Unità per timore degli scontri. La zona attorno alla Villa Bellini è presidiata dalle forze dell’ordine. Partecipano associazioni, Cobas, sindacati delle scuole, appartenenti ai movimenti No-Tav e No-Muos.
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