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jueves, 22 de septiembre de 2016

Juve prima della classe, Cagliari travolto


I bianconeri vincono 4-0 e si riprendono la vetta. In campo tutti i big, basta un tempo per risolvere la pratica
ANSA
Pipita. Gonzalo Higuain, 28 anni, è al 4º gol in questo campionato: ha segnato contro Fiorentina, Sassuolo (2) e Cagliari

Bisognerà abituarsi ai cortometraggi di fronte a certi avversari, e con un arsenale del genere: a primi tempi come quello di ieri sera con il Cagliari (3-0), o contro il Sassuolo (3-1), che la Juve si prende per manifesta superiorità, quasi senza fatica. Con l’happy end già scritto all’intervallo e, stavolta, pure con il ritrovato primato in classifica, visto il pareggio del Napoli a Marassi. Non è stata una Juve esaltante, in tutto e per tutto, ma divertente e travolgente sì, almeno per il Cagliari, che pure fin qui aveva saputo essere anche una buona squadra (2-2 con la Roma). Da qui, ne è uscito annichilito. 

Zero tiri subiti  
Al solito cinema e popcorn già offerti con il Sassuolo, i bianconeri hanno aggiunto più concentrazione nella fase difensiva: ovvero, zero tiri subiti. Buffon, nessuna parata, come Neto che ne prenderà il posto, si sarà ammaccato un muscolo raccogliendo margherite. Ci saranno tante partite che scivoleranno via così, quasi senza accorgersene. E nell’occasione, per il tiro a segno, più che allo Stadium pare di essere al luna park: i bianconeri vanno all’intervallo con 10 spari nello specchio di porta avversario, come non riusciva loro dalla stagione 2003/04. Ci vorrebbe il segnapunti da biliardo per le chance della prima metà: punizione di Pjanic, due paratone di Storari, zuccata appena fuori di Alex Sandro, palo di Higuain. Quattro gol a parte, s’intende. Dopodiché ci sono tante cose da sistemare, il timing dell’impostazione, non sempre rapido, le distanze tra i reparti, le piccole disattenzioni, l’intesa, ma contro certi nemici non esiste e non esisterà gara. Difatti, non c’è stata, nonostante il primo pericolo sia dalle parti di Buffon, disinnescato da Barzagli (su Sau). Sarà caso unico. Per il resto, musica maestro: Dani Alves, uno che ha i piedi prensili, Dybala con le solite aperture telescopiche, Pjanic e i suoi tocchi felpati, l’insistenza un po’ egoista ma letale di Higuain. Troppo per il Cagliari e, tra qualche settimana, troppo per tutti, almeno in Italia. La forza della Juve, e di Allegri, è stata quella di condensare i suoi migliori talenti nella stessa zona di campo, a volte zolla: Dani Alves, Alex Sandro, Dybala, Pjanic, Higuain. Un Movimento Cinque Stelle che dice sì ai giochi (col pallone). Una concentrazione di gente non qualunque come amava fare il primo Barcellona di Guardiola. Da lì, sempre esce un’accelerazione, un assist, un dribbling, un tiro: in una parola, un’idea pericolosa (per gli altri). 

Corner e punizioni  
Dopo l’errata lettura di San Siro, non tanto per Mandzukic ma per la composizione dell’equipaggio e il suo piano di volo, Allegri torna al classico: un regista di quasi ruolo (Hernanes, e al diavolo i fischi), una mezzala di lotta (Lemina) e una di buon governo (Pjanic). Poi, mostra quei particolari tecnici, e tattici, che tanto ama. Punizioni studiate, da cui nascerà il vantaggio, e calci d’angolo pianificati, e con uno di quelli farà tris Dani Alves. Il brasiliano sarà il migliore: per giocate, certo, ma soprattutto per dedizione e attitudine, con la palla e senza. Un calciatore fantastico (per quel che fa) e didattico (per quel che dice agli altri), che indicava a Lemina dove stare sul prato. Basterà seguirlo: non si potrà che migliorare. 
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